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  PierfrancoRavotto [ Un BLOG per parlare di condivisione e di collaborazione, nel mondo della scuola e della formazione ... e oltre ]
         

Un blog per partecipare alla costruzione collettiva di conoscenza, per condividere e scambiare idee, per scrivere come la penso. Per mantenere i contatti. Per ampliarli.

Chi sono
Avevo 20 anni nel 68, poi sono via via aumentati fino all'attuale età della pensione (e oltre).
Mi sono laureato in ingegneria ma ho scelto di fare l'insegnante saltando da una materia all'altra: matematica alle medie e alle "150 ore", Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, Area di progetto, Sistemi organizzativi.
Dal 1980, all'ITSOS "Marie Curie" di Cernusco sul Naviglio, mi sono occupato di corsi post-diploma, di alternanza, di scambi con l'estero e di progetti di ricerca in ambito europeo (programmi Leonardo e Socrates).
Negli ultimi anni ho lavorato soprattutto sull'integrazione fra formazione in rete e formazione in presenza e ho promosso e coordinato il progetto SLOOP.
In pensione da settembre 2007, lavoro come consulente AICA e sono collaboratore del Laboratorio Tecnologie Educative (LTE) del Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Firenze. Mi occupo di certificazioni nell'ambito delle ICT, di eLearning e in genere di uso delle tecnologie nella didattica.
Un tema che mi è caro è quello della condivisione di contenuti aperti per l'eLearning

La mia libreria su Anobii


10 novembre 2007

L'età dell'oro non è esistita

Come ho scritto ieri, sto leggendo Il terzo Scimpanzè di Jared Diamond.


Diamond ribalta molti luoghi comuni (a maggior ragione se ci si riferisce a 16 anni fa, quando è stato scritto).

Per quanto riguarda il linguaggio e l'arte che sono due degli aspetti che più contraddistinguono l'uomo dagli altri animali, indica come forme "primitive" di linguaggio, ma anche di arte, esistano in altri animali.
E anche per quanto riguarda la violenza contro i propri simili, la guerra e il genocidio - altro aspetto che, drammaticamente, sembra contraddistinguere l'uomo - evidenzia continuità con quanto avviene, anche in qui in modo più "primitivo", nel senso di meno efficiente, nel mondo animale e, in particolare fra i primati a noi più prossimi: gli scimpanzè.

Un altro aspetto negativo che sembra caratterizzarci è il depauperamento dell'ambiente in cui viviamo, la distruzione di altre speci, la messa in pericolo della nostra stessa sopravvivenza. Ma anche qui, invece, Diamond sottolinea l'esistenza di continuità con speci animali. E a maggior ragione c'è continuità con gli uomini primitivi (che spesso hanno portato le  proprie società al collasso, come racconterà nel libro più recente).
Non esiste dunque un'età dell'oro in cui gli uomini vivevano in armonia con la natura. I disastri che combiniamo sono, mi sembra si debba intendere il filo della narrazione, il portato della nostra natura di scimpanzè, molto evoluto su alcuni terreni, non ancora a sufficienza su molti altri.

Il nostro progresso ci ha portato ad essere 7 miliardi, ai limiti delle risorse del pianeta su cui viviamo, ad aver realizzato tecnologie che modificano significativamente il clima, e ad aver accumulato armamenti in grado di distruggerci. Riusciremo - questa la domanda che mi pare emergere da questo e dai libri successivi - ad evolvere culturalmente in modo tale da evitare il disastro?


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9 novembre 2007

Il terzo scimpanzè

Sto leggendo Il terzo Scimpanzè di Jared Diamond, scritto nel 1991, prima di Armi, acciaio e malattie e di Collasso cui ho dedicato vari post.
Il sottotitolo è Ascesa e caduta del primate Homo sapiens. Il titolo originale è The rise and the fall of the Third Scimpazee.



Quindi un libro che parla di noi, come La scimmia nuda di Desmond Morris, osservandoci come "un semplice mammifero di grossa taglia". Un primate che ha conquistato il mondo ma che ha anche "acquistato la capacità di rovesciare questo progresso dall'oggi al domani".
Un libro che consiglio e che farei studiare a scuola.

Ne riparlerò


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18 ottobre 2007

Alex e la certificazione ambientale e sociale dei prodotti

Come ho già scritto, sto leggendo In viaggio con Alex (Fabio Levi, Feltrinelli). Alex è Alexander Langer, uno dei promotori della nascita del movimento verde in Italia, teso a saldare la salvaguardia dell'ambiente con quella dei "poveri".
In una Lettera ad un consumatore del Nord parlava, nel 1990, di "praticare una maggiore autodeterminazione, su punti apparentemente poco politici ed eroici, quali la scelta della nostra alimentazione", di "scambi meno iniqui e meno nocivi", di "assicurarci che la qualità ambientale e sociale dei prodotti che acquistiamo contribuisca al riequilibrio invece che provocare squarci e ferite".

Leggendo ho pensato ad un marchio sui prodotti, una certificazione del tipo: "il sistema di produzione è tale da non danneggiare l'ambiente né le popolazioni".
Qua e là qualcosa del genere già esiste.

In Collasso, che ho ripetutamente citato in questo blog, Diamond cita il marchio SFC che identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.


Clicca qui per FSC-Italia: la Forest Stewardship Council, e' una ONG internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, comunita' indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo.

Nella stessa direzione va il marchio Altro Mercato

clicca qui per il sito
anche se in questo caso non si tratta di una certificazione esterna ma di un consorzio di cooperative o associazioni attive nel commercio equo e solidale.




10 settembre 2007

La dottrina dello shock

Leggo, su Repubblica, l'introduzione del nuovo di libro di Naomi Klein: "Shock economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri".
Naomi racconta di come Milton Friedman, "grande guru del movimento per i capitalismo sfrenato", abbia approfittato dell'uragano Katrina per lanciare un'offensiva, riuscita, contro le scuole statali. Scrisse sul Wall Street Journal: "La maggior parte delle scuole di New Orleans è in rovina come lo sono le case dei bambini che le frequentano ... Questa è una tragedia. Ma è anche un'opportunità per riformare radicalmente il sistema educativo".

Era l'applicazione di una dottrina che aveva applicato più volte e che aveva espresso così in un suo libro: "Soltanto una crisi - reale o percepita - produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano.
Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finchè il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile".

Come ho già scritto in questo blog ho letto e sto meditando Collasso di Diamond, quindi il tema della crisi ambientale. E' probabile che di crisi ambientali - e non solo - se ne verificheranno: facciamo in modo che le idee che circoleranno in quel momento non siano solo quelle dei Friedman.






8 settembre 2007

L'insegnante che impara

Avevo sospeso e ho ripreso la lettura di "Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere", di Jared Diamond, un libro di cui consiglio a tutti la lettura e su cui penso tornerò su questo blog.
Qui vorrei citarne un'osservazione marginale che riguarda la scuola: "L'istruzione è un processo che coinvolge due attori che, si pensa, ricoprono ruoli differenti: l'insegnante che trasmette la conoscenza allo studente e lo studente che assorbe conoscenza dall'insegnante. In realtà, come sa ogni docente di ampie vedute, nel processo educativo anche gli studenti aiutano il loro insegnante a imparare qualcosa, sfidando le sue convinzioni e ponendogli domande a cui non aveva mai pensato".

Condivido.
Spesso gli studenti si annoiano perché l'insegnante si annoia. E si annoia se non impara niente di nuovo. Io ho avuto la fortuna di poter cambiare spesso materia di insegnamento: da elettrotecnica a elettronica, ad automazione, a TIC, … Cambiando materia dovevo studiare cose nuove e, soprattutto negli ultimi anni, ho affidato agli studenti il compito di fare ricerche e relazionare su argomenti che non conoscevo o conoscevo poco.
L'interrogazione scolastica è una contraddizione: l'insegnante, che sa, chiede allo studente, che sa meno di lui (come uno che guardi l'orologio e si rivolga ad un altro chiedendogli "che ora è?"). A me è capitato di poter chiedere allo studente qualcosa che non sapevo, e di imparare dalla sua risposta.


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20 agosto 2007

La scimmia nuda e il collasso (2)

Ho già raccontato, in un altro post, alcune riflessioni che mi sono venute dalla lettura di "La scimmia nuda" (Morris 1968) e di "Collasso" (Diamond 2005).
Ne aggiungo un'altra.

Anche Morris nutriva il timore di un collasso dell'umanità. Ma per lui il pericolo - a poco più di vent'anni dalla seconda guerra mondiale e in piena guerra fredda - era una guerra nucleare.
In Diamond il collasso può essere causato da uno sviluppo "non sostenibile".
Anche 40 anni fa c'era chi si dedicava alla difesa dell'ambiente, ma con l'obiettivo di preservare la "foca monaca" o la "stella alpina", non ancora con la coscienza che è in gioco la conservazione dello stesso homo sapiens, o "scimmia nuda, che dir si voglia.



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14 agosto 2007

La scimmia nuda e il collasso

Ho appena letto, con 40 anni di ritardo, "La scimmia nuda" di Desmond Morris - "Esistono centonovantatre speci viventi di scimmie, con coda e senza coda; di queste centonovantadue sono coperte di pelo. L'eccezione è costituita da uno scimmione nudo che si è auto-chiamato Homo sapiens" - e sto leggendo, con maggiore puntualità "Collasso". Come le società scelgono di morire e vivere" di Jared Diamond, autore, tanto per stare in tema, di "Il terzo scimpanzè".

Diamond studia casi antichi, Isola di Pasqua, Maya, Groenlandia, … e moderni, Ruanda, Montana, …, di civiltà collassate, a rischio di collasso o che sono riuscite ad evitarlo. Ne analizza i fattori, fra cui, in molti casi lo sfruttamento "non compatibile" dell'ambiente.
Una curiosità: io ho sempre pensato all'Islanda come ad una natura "estrema" - fuoco, ghiaccio, acqua e vento - ma incontaminata. Scopro invece che "l'Islanda è il paese più devastato d'Europa. A partire dall'epoca dell'insediamento vichingo, gran parte della vegetazione è stata distrutta e circa la metà del suolo originario è stato eroso e trascinato nell'oceano … vaste estensioni del territorio, verdi al tempo dell'arrivo dei primi uomini, sono ora ricoperte dal grigiore di un deserto …".

Insomma, non siamo stati i primi a danneggiare seriamente l'ambiente. Chi viveva in un ambiente territorialmente limitato - come l'isola di Pasqua - portato al collasso, ne ha subito le conseguenze. Altri invece potevano spostarsi, far fronte ai problemi legati all'aumento della popolazione espandendosi su territori "nuovi".

Una scimmia, dotata di pelo o nuda che sia, non può che imparare a partire dalla propria esperienza (gli islandesi hanno imparato abbastanza da evitare il collasso e non essersi estinti).
Ma noi - la maggior parte delle popolazioni di scimmie nude - siamo gli eredi di società non collassate perché esistevano sempre nuovi territori da occupare e sfruttare.
Scriveva Morris nel 1967, epoca di viaggi spaziali, in riferimento alla progressiva sovrappopolazione del pianeta, che la soluzione potrebbe essere "… una rapida diffusione della nostra razza su altri pianeti". Lo scriveva uno scienziato, non uno scrittore di fantascienza!
Forse è qui il ritardo che abbiamo, come specie, nell'affrontare il problema dell'uso compatibile delle risorse: quarant'anni fa pensavamo ancora di poter risolvere il problema allargandoci.

Siamo, per la prima volta, di fronte alla consapevolezza che non ci sono altri territori da sfruttare. Non è la prima volta che il problema si presenta, ma chi, come gli abitanti dell'isola di Pasqua, lo ha già vissuto, non aveva inventato la scrittura e non ce ne ha lasciato documentazione.


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"L'idea base di SLOOP: condividere free/open LO " (con G. Fulantelli) Da "Condividere free/open LO. I risultati del progetto SLOOP", ISBN 978-88-903115-1-2
Versione inglese in "Sharing Learning Objects in an Open Perspective", ISBN 978-88-903115-0-5
"Ambiente di apprendimento e learning object: un'efficace sinergia" (con Berengo, Farinati, Masseroni, Petruzziello, Terenghi, Vimercati) Da "Condividere free/open LO. I risultati del progetto SLOOP", ISBN 978-88-903115-1-2
Versione inglese in "Sharing Learning Objects in an Open Perspective", ISBN 978-88-903115-0-5
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"Didattica in rete e didattica in presenza: l'integrazione possibile (abstract)" Congresso Proteo, Milano (31 ottobre 2006)
"Dalle scuole in rete ad una rete di scuole per la realizzazione di "free" Learning Object" Atti di Didamatica 2006, Cagliari (11-13 maggio 2006)
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"SLOOP: sviluppare un Free Learning Object Management System" Atti del secondo congresso SIe-L, Firenze, 9-11 novembre 2009
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