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A Mantova parlerò anche del modello DIGI scuola

Come ho scritto nel post di ieri, domani sarò a Mantova al congresso AICA.
Dedicherò una parte del mio intervento al modello di produzione/fruizione di learning object (risorse didattiche digitali) proposto da DIGI scuola (un progetto ministeriale):




Ecco cosa ne dirò:

Il sito DiGi Scuola afferma la volontà di proporsi come "strumento a disposizione dei docenti per diventare protagonisti del processo di evoluzione del mondo scolastico."

Ma il tipo di "protagonismo" proposto a me pare arretrato, non al passo con quelle che sono le potenzialità, cui peraltro il progetto si richiama, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Le frecce continue indicano il flusso dei contenuti: questo va unicamente dai fornitori di contenuti alla piattaforma e da questa ai docenti e agli studenti, mentre i flussi finanziari – frecce tratteggiate – hanno l'andamento opposto secondo uno schema fornitore-cliente arretrato rispetto a quello dei "giganti nati nell'era del Web 1.0 che sono sopravvissuti per guidare l’era del Web 2.0" e che – come scrive O'Leary nell'articolo citato – "hanno abbracciato la potenza del web per sfruttare l’intelligenza collettiva".
Amazon coinvolge gli utenti nelle recensioni dei libri; Flickr raccoglie le foto degli utenti e, come del.icio.us, propone uno stile di categorizzazione collaborativa che utilizza parole chiave liberamente scelte, i tag, dando vita a quel nuovo fenomeno chiamato folksonomy; wikipedia invita gli utenti a divenire autori; eBay li chiama ad esprimersi sull'affidabilità dei venditori e degli acquirenti; ... in tutti i casi il flusso di contenuti non è più a senso unico, dal fornitore del prodotto o del servizio agli utilizzatori. Addirittura, con gli Adsense di Google, si ha anche un flusso finanziario che va dal fornitore agli utenti. Per produrre conoscenza o, prosaicamente, per fare affari, viene valorizzata la voglia di protagonismo degli utenti, evidenziata anche dallo sviluppo della blogsfera
DIGI scuola, almeno per ora, propone come "protagonismo" degli insegnanti solo lo scegliere fra i contenuti esistenti e l'assegnare percorsi formativi (solo qui il modello prevede un loro ruolo per quanto riguarda il flusso dei contenuti). Gli alunni – a discapito di quanto detto sui modi di "interagire, conoscere e comunicare" – sembrano assolutamente dimenticati quali protagonisti.
La stessa logica "chiusa" - chiavi di accesso che i Presidi delle scuole partecipanti possono dare agli insegnanti del loro istituto - scoraggia e impedisce un vero protagonismo in quanto impedisce la propagazione "virale" dell'accesso alla piattaforma e della partecipazione.

Il progetto DIGI-scuola tenta di rispondere ad un'esigenza reale: promuovere l'uso di strumenti didattici digitali e di formazione in rete per migliorare l'efficacia dell'intervento formativo.
Ma trasla ai contenuti digitali la vecchia logica del libro di testo - gli editori producono i libri, le scuole li adottano – e non coglie la portata più profonda della rivoluzione di Internet che non è solo un nuovo supporto per i contenuti da trasmettere, non è solo un nuovo strumento di comunicazione, ma è un ambiente di partecipazione, di sviluppo di comunità di pratiche, di costruzione della conoscenza. 


Pubblicato il 26/9/2007 alle 21.29 nella rubrica Scuola e formazione.

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