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Lavorare ... gratis?

Si fa presto a dire "copyleft", ma il lavoro non va retribuito?
Sto cogliendo le occasioni che mi si presentano per pubblicizzare il freeLOms e l'ipotesi di messa in condivisione di risorse didattiche (LO) che abbiamo elaborato in SLOOP.

Messa in condivisione significa rilasciare i propri materiali didattici con una licenza copyleft, ovvero con una licenza che dice qualcosa tipo "sei autorizzato ad usare liberamente questo materiale, di modificarlo, di distribuirlo". Una scelta ben diversa dal dire "tutti i diritti sono riservati, puoi comprare, se vuoi, il diritto di utilizzarlo, o quello di ...".
Facile a dirsi, meno agevole per chi gestisce un'organizzazione e deve porsi il problema di retribuire il lavoro.

Ho, in merito, due argomentazioni.
La prima è quella che spesso e volentieri la produzione di materiali didattici avviene in occasioni di progetti finanziati dall'Europa piuttosto che da enti pubblici. Dunque viene da lì la retribuzione del lavoro. Perchè non mettere a pubblica disposizione ciò che è stato finanziato da fondi pubblici? (Dovrebbe essere proprio il finanziatore a richiedere una tale licenza sul prodotto).

La seconda argomentazione viene dall'esperienza del free/open source software. Se mi avessero detto, 10 anni fa, che si poteva guadagnare producendo software da distribuire liberamente non ci avrei creduto ... ma è quello che sta succedendo (ci tornerò con un altro post).
E allora, se funziona in un campo come quello del software, perchè non provarci nel campo dei contenuti per l'insegnamento?

Pubblicato il 30/10/2007 alle 18.42 nella rubrica Open content.

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