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La donna forè

Ho, da un po' di giorni, terminato la lettura di Jared Diamond "Il terzo scimpanzè" di cui ho già parlato.
A proposito della percezione soggettiva di cui ho parlato nel blog di ieri "balla, balla, ballerina" mi viene in mente l'incipit del capitolo "la scelta del partner":
"Una sera in Nuova Guinea, mentre ero accampato con alcuni uomini della tribù dei forè, la conversazione scivolò sulle donne e sul sesso e i miei amici ne approfittarono per spiegarmi i loro gusti: Le donne più belle sono le donne forè. Hanno la pelle di uno splendido colore nero, capelli scuri folti e crespi, labbra piene, naso largo, occhi piccoli, un buon odore e mammelle e capezzoli dalla forma perfetta. Le donne di altre tribù dell'isola sono meno attraenti, ma delle donne bianche non si può nemmeno dire quanto siano ripugnanti. ... hanno la pelle bianca come quella di un albino malato, i capelli diritti come stringhe, a volte addirittura gialli come l'erba morta o rossi come un lumacone velenoso, le labbra sottili e il naso stretto come una lama d'acciaio, gli occhi grandi come quelli di una mucca, un odore ripugnante quando sudano, e mammelle e capezzoli di forma sbagliata ...".
Qui non è questione di emisfero del cervello; "il simile tende a sposare il simile" scrive Diamond, i canoni della bellezza sono fissati da una sorta di imprinting nell'infanzia.

Ma quello che vorrei qui evidenziare è che spesso consideriamo "verità" affermazioni quali "la ballerina danza in senso orario", "la donna forè è la più bella", che sono invece assolutamente relative. Anche se non sempre ci è agevole, come nel caso della ballerina, vedere anche l'altro punto di vista.

Pubblicato il 22/11/2007 alle 17.59 nella rubrica Letture.

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