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Grazie Prodi

Erano rimasti in pochi, dicevano i sondaggi, a esprimere un giudizio positivo sull'azione del governo. Io ero fra quei pochi: mi sembrava che la barra del timone - sul terreno dell'economia, dell'azione internazionale, della politica sociale, della scuola, dei (pur con qualche eccessiva timidezza) diritti - fosse tenuta nella direzione giusta.
Quindi: grazie Prodi.
Grazie per la fatica del governo e anche per quell'idea di Unione, che avrebbe potuto essere qualcosa di più che un escamotage elettorale.

Ovviamente anche a me qualcosa non è piaciuto. Due, soprattutto.
La prima è quel numero spropositato di ministri e sottosegretari che così male hanno segnato la nascita del governo. La seconda è l'invito a Mastella a non dimettersi.
Uno può anche pensare che sia tutta una montatura, che le accuse si riveleranno infondate, ... ma un ministro inquisito (a maggior ragione il ministro della Giustizia) si deve dimettere. E il presidente del consiglio non può dirgli "ritirale".

Ma per assolvere l'incarico assegnatogli dagli italiani - governare - Prodi doveva, continuamente,  non solo mediare fra partiti portatori di valori ed interessi diversi - che è funzione politica - ma "accontentare"/"tener buoni" piccoli feudatari portatori solo di interessi individuali (tanto per dire: un ministero in più, forse anche solo un posto di sottosegretario, e De Gregorio non sarebbe passato subito al centro-destra).
Ecco perchè penso che legge elettorale e riforma costituzionale - i poteri del presidente del consiglio - siano questioni centrali, da risolvere prima di andare a votare.

Ma intanto: grazie Prodi. Grazie, anche, per aver voluto che la "crisi" avvenisse nella forma ad essa deputata, il voto di Camera e Senato.

Pubblicato il 25/1/2008 alle 10.38 nella rubrica Politica.

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