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Spingendo la notte più in là

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Ho avuto intenzione di leggerlo appena è uscito - il libro di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi - ma a lungo non ho trovato il coraggio di farlo.
Come leggere quelle parole "Spararono a mio padre alle 9.45, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre"? Come leggerle se "Pinelli assassinato, Calabresi assassino" lo avevo probabilmente gridato?
Anche se non avevo gioito alla notizia dell'assassinio del commissario Calabresi: ricordo un'aspra discussione, la mattina di quel 17 maggio, con un militante di Lotta Continua sulle scale dell'Interfacoltà del Politecnico quando mi diede, con entusiasmo, la notizia.
Ma, in ogni caso, come affrontare, io-di sinistra-contro la strage di stato-contro i depistatori della questura di milano-per la denuncia dell'assassinio di Pinelli morto innocente nei locali della questura, come affrontare il figlio del commissario assassinato?

"Non era una giornata 'normale' quando venne ucciso ... da tempo nessun giorno era più normale ... forse dalla sera in cui mio padre rincasò sconvolto: 'Gemma, Pinelli è morto'".
Gemma Calabresi e Licia Pinelli si sono incontrate per la prima volta nel maggio di quest'anno, per iniziativa del Presidente Napolitano, nel Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Scrive Mario: "Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi accomunati da quasi quarant'anni, un tempo più lungo di quello che gli fu dato di vivere. ... Anche per noi sono sempre stati accomunati, da bambini pensavamo che anche Pinelli non era tornato a casa una sera dalel sue bambine ... Mamma ce ne parlava con delicatezza, legava i due destini, non li ha mai contrapposti. Un giorno mi ha dato da leggere l'Antologia di Spoon River ... mi raccontò che era stato Pinelli a regalarla a papà, un Natale".

La strage è di Stato, ci sono stati connivenze e depistaggi: abbiamo fatto bene a denunciarlo. Gli anarchici sono stati ingiustamente (e volutamente) accusati e resi capro espiatorio. Ma è stato un grave errore accettare, senza nemmeno provare a controllare, la personalizzazione del nemico da combattere nel nome di Calabresi.

Un libro da leggere, non solo per chi ha vissuto quegli anni.
Da leggere non solo per ricercare la verità su un uomo, il commissario Calabresi, e su una vicenda ma, come dice il titolo, per spingere più in là la notte. Per imparare a usare la luce dell'intelligenza/dell'amore e non quella dell'odio e della semplificazione.
Un cammino esemplare - "Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo" è il sottotitolo - quello che hanno fatto Mario e sua mamma Gemma ("per molto tempo ho oscillato tra la lezione di mia madre e una sorda voglia di prendere tutto a calci").

Grazie.

Pubblicato il 31/12/2009 alle 16.22 nella rubrica Letture.

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